Quante volte ho traslocato in 7 anni? Sei, più due traslochi per mia suocera.
Psicologicamente faticoso? No, no. Il problema è prima di tutto fisico. Perché le scatole così come le rotture di cazzo delle volture, dei trasferimenti di utenza, della residenza e gli imprevisti e i soldi… Non sono problemi psicologici, non è una questione di stress. Ho sempre odiato il concetto di stress. Fastidiosamente riduttivo, banalmente onnicomprensivo. Questi sono chiodi nel cervello, tossine nei muscoli, nausea e se ci scappa un cazzotto al muro pure escoriazioni. Si può finire col pensare che è un castigo, che hai sbagliato qualcosa, che sei meno -come sempre- di qualcun altro. Allora sono chiodi nel cervello e tossine nei muscoli lo stesso. E a tutto questo nel corpo produce il rischio di somatizzare tra lo stomaco e i suoi claustrofobici dintorni. Qual è la via d’uscita? No, non ci sono vie d’uscita. Si procede a tentoni, da una rottura di cazzo all’altra, da una insoddisfazione a un malanno, ma è tutto nel corpo, perché la mente è nel corpo.
Mi delude sempre chi mi percepisce “nervoso”, “teso”, o stressato insomma. Sono abbastanza abituato a leggermi nella testa per poter affermare con convinzione di non provare ansia. O senso di frustrazione, non ora e non per questo, non io. Ma sono stanchissimo e dolorante, arranco e cerco requie. Per cui, quando appaio nervoso, teso, o stressato, penso che si sottovaluti il valore di quel che vorrei. Pace. Riposo. Silenzio. Almeno un pezzo, da masticare, ingoiare e fare arrivare a ogni singola cellula che sono io.
Nota
Aver finito il romanzo prima del trasloco ha salvato il romanzo. Non c’è da far altro che dirmi bravo. Per averlo capito prima.