Ho appena finito di vedere Top of the lake. Per me la conferma. Jane Campion mi fa schifo.
Scelgo la sintesi, potrei argomentare, ma ho già sprecato molte ore con i suoi film e con questa serie poi. La cosa che più mi inquieta è quanto il suo sguardo compiaciuto e banale su tragedie e immoralità tagliate con l’accetta e condite da poesia cartonata sia oggetto di tanto appassionato voyeurismo. Se dovessi definirla in un saggio critico la chiamerei stronza. Perché sin da Un angelo alla mia tavola, per passare da Lezioni di piano, e arrivare a massacrare Ritratto di signora o deliziarci con Holy smoke e In the cut, tutta l’opera di sta cloaca filmica si delizia di abusare dei suoi personaggi, rendendoli giusto un bolo alimentare masticato che possa andare di traverso, nascondendo il piatto che l’aveva originato: un malsano hamburger umano. Non le nego la perizia tecnica, anzi: trovo che la sua mano sia raffinata nell’agghindare la monnezza diegetica dei suoi trattamenti e questo ne accresce semplicemente la responsabilità. Una delle presenze più sciocche e insulse a cui la critica ha regalato la celebrità ovvia in un tempo che richiede che persino i dolori più devastanti dell’animo umano si possano soffriggere con del burro e servire in tavola. Un pasto per il quale si prova immediatamente fastidio e poi ancor più rapidamente compensazione e appagamento. Ci si sente male per sentirsi meglio dinanzi a una mediazione vigliacca – e a guardar bene per certi versi involontariamente boccaccesca – del dramma umano. La peggiore.
Una recensione meno informale e più gentile su Bad Tv.