… e una bella mattina…

Affogato da pensieri mediocri mi ha baciato un passaggio letterario pesce, e l’ipotesi improvvisa di poter respirare anche qui sotto.
Ho scoperto che in tanti, nel web, hanno pubblicato questa pagina da Il Grande Gatsby di F.S. Fitzgerald, 1925.

E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy.

Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’é sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina…

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

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