Rubicon finale: Storia vs storie

Non posso esser lieto della chiusura di Rubicon: trovo che si fossero messe le premesse per l’evoluzione dei personaggi ben introdotti dai 13 episodi. Per me meglio sempre una seconda stagione di un inutile primo capitolo senza compiutezza.
Il problema, preciso, non è nella “Storia”: di quella mi frega sempre piuttosto poco e quindi non temo mai le fasi calanti di uno sviluppo, persino pluriennale. Sto attento alle caratterizzazioni e per me in Rubicon l’unica cosa interessante erano proprio i profili dei personaggi, gli snodi della scrittura incaricati gradualmente di renderli interessanti, per dirla all’amerigana… speciali e quindi plausibili di una narrazione: potevano dunque avere a che fare con una cospirazione, con la prevenzione della carie, o con l’invasione delle cavallette marziane, il merito trovo sia irrilevante sia per il metodo che per le implicazioni. Oramai le tv series sono sguinzagliate alla ricerca di Storie da costruire; eppure trovo non siano funzionali, anzi incarnino il richiamo più reazionario in questa nouvelle vogue televisiva. E’ nel punto che hanno costruito un nuovo spazio di ricerca testuale, non nell’unire i punti – per rimanere in tema.

C’erano storie interessanti in Rubicon, e potevano svilupparsi in 2,3 o 10 anni. Cosa avrebbe fatto la corporation, la guerra contro Marte o contro i Venusiani… Who cares?
Il motivo per cui Lost in effetti mi ha sempre lasciato freddino è la Storia, dopo le prime due stagioni, è diventato  il termine a cui s’asservivano le storie. Ci sta che probabilmente questo meccanismo abbia prodotto i riscontri di pubblico sufficienti a tirare avanti. In Dexter, per esempio, c’è un discreto equilibrio: si evolve comunque con parsimonia la Storia del protagonista, gli altri intorno portano le merendine per la colazione, bilanciando al minimo; ma la coincidenza dell’introspezione dell’ottimo serial killer con il plot, in fin dei conti rende a mala pena sopportabile la coazione a ripetere e riscrivere, un po’ come nelle spinte che si danno sui pedali della bici.
In Rubicon i misteri li han subito scardinati, eravamo neanche a metà strada e il quadro era piuttosto definito: i cattivi erano svelati e in parte anonimi, il buono carismatico come un prosciutto appeso. Chi ha scritto questa serie ha però puntato su altro, ossia su una splendida caratterizzazione dei personaggi secondari, meno funzionali alla Storia -quasi sempre all’oscuro dei fatti-, ma destinati a riempire con un carico di umanità quello che altrimenti sarebbe l’ennesimo pistolotto spionistico dietrologico.
Insomma mi dispiace che Rubicon si sia conclusa, non temevo un seguito perchè il meglio era nelle carte sul tavolo e poteva produrre un buon sviluppo del gioco. Sempre se il gioco non fosse cambiato. Ad ogni modo il prodotto rimane incompiuto proprio nelle storie che ha introdotto, più che nella Storia che gli sceneggiatori han fortunatamente semplificato e buttato al macero da subito.
Proporrò queste righe a TvZapper, chissà che non torni a scrivere anche lì.

 

 

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