Doveva esser più difficile vedere le stelle

In relazione al post sul blog di Writer’s Dream: Spazzatura d’autore e il prezzo del libro

Prendendo per assunto che molti prodotti letterari realizzati da esordienti risultano insoddisfacenti per gli attendibili lettori forti di WD,  la cara Elena di Studio83 si chiede nell’accesa discussione su Facebook:

La domanda che sorgeva spontanea – e a diritto sacrosanto, imho, visto che i lettori sono il pubblico delle case editrici – è come mai si trovino così tanti brutti libri in giro. O meglio, da cosa possa dipendere un tale abbassamento della qualità.

Devo ammettere di essere un lettore poco disponibile al rischio. Ma, soprattutto quando ho la possibilità di un contatto diretto con un autore, non lesino l’investimento di qualche euro. Così mi sono fatto un’idea, probabilmente non così circoscritta  al fenomeno degli esordienti. Bensì più portata a includere una generale insoddisfazione per le produzioni originali italiche nei campi più disparati della comunicazione e della ricerca estetica. Devo comunque autocensurarmi: credo di essere al limite del pregiudizio nel valutare quel che è verbo della peninsulare stirpe.
Sì lo ammetto, un giorno qualsiasi dei miei giorni passati, un’iniezione di disprezzo mi ha ammalato il sangue: e quando ascolto e guardo un’espressione del nostro essere cultura… Rabbrividisco. Persino nel valutare me stesso. E non è spocchia compiaciuta bensì un rancore doloroso, un male che paralizza con fitte nervose: le tinte fiacche del provincialismo di irrisorio peso, la banalità di un ombellicologia applicata allo stremo, il desiderio triste e fiacco, l’appagamento brevi manu e l’aspirazione coatta. Un’etica masticata e sputata in terra, nera; la solidarietà soffocata nei suoi vagiti, coliche da primimesi. Sono i connotati della librofila oligarchia pedante che dice e disdice, ma anche della libricida orda di paria che vaga nella puzza e, compulsiva, eiacula e giacula.
Miseria ladra, dico. Non c’è speranza per questo Paese, no. E allora perchè aspettarsi bellezza? La bellezza, quella possente e pensante dell’arte che nei secoli cambia aspirazioni e declinazioni, anticipa, rilegge, dirige o si asserve – non è qui in discussione: si astiene libera, o s’accascia negletta, ai margini della grigia disgregazione. La società era di massa e temevo un conformismo bifolco; la società ora non esiste quasi più, e temo un produttivismo colluso e contuso, incapace di lasciare un segno pregnante.
Su questo violaceo livido premo quando io stesso scrivo e aspiro: arrischiando un paragrafo tra miliardi, perduto nel pulviscolo della facilitata sensatezza, mi affaccio e guardo chiaro, terribilmente terso il cielo di sera. Ma non doveva essere più difficile, per la luce, e i fumi, e l’anima de li mortacci loro… non doveva esser più difficile vedere le stelle?

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36 thoughts on “Doveva esser più difficile vedere le stelle

  1. A proposito di post inutili eccone un esempio: il tuo….!
    bell’esercizio di stile per dire cosa? N I E N T E
    prima di scrivere cose che solo te reputi divertenti posso permettermi di consigliarti di pensare a che cosa diamine vuoi comunicare.
    Ah già ma lo hai fatto: il tuo grande EGO.
    Chapeau…

  2. Ehi lello.. Potevi dirmi gentilmente di non aver capito. E ti avrei gentilmente spiegato quel che non hai capito. Perché non hai capito. Ma forse non lo sai.
    Grazie per il commento. 🙂

  3. Quello che vuoi dire è molto chiaro ed è un pensiero condivisibile o meno, per la forma mi trovo d’accordo con l’utente sopra…un esercizio di stile abbastanza inutile…non posso giudicarti come lettrice, visto che non ti conosco, ma spero tu non voglia intraprendere la carriera di scrittrice(anche se sembrerebbe da come scrivi), perchè non credo sia il tuo campo…
    ciao^^

  4. Potrei sorprenderti Fedka seleggessi altre cose.

    Cmq… esercizio di stile. Oh, questo è il mio sito, potrò scrivere come mi pare?
    E voi potete dire che non vi garba, chiaro. Ma forse sono in grado di scrivere così o in un altro modo. In altri spazi per esempio. Qui volevo scrivere precisamente così 😉 perchè erano precisamente le parole che volevo usare. Non è un racconto. Sono considerazioni mie, e mi interessa, se hai compreso come dici, sapere se sei d’accordo o no. Se so scrivere o meno lo so già, non mi servono conferme nè ti sto vendendo qualcosa 😉

    A.

  5. Su quello che dici sono d’accordo ma in minima parte…non amo questi sproloqui alla”intellettuale di sinistra”…non amo molto le critiche alla società e al Paese…ho una considerazione dell’arte che va oltre queste considerazioni alla “Saviano”…ti basti pensare che il mio regista e artista preferito è Lars Von Trier(insieme a Dostoevskij) che, di certo, se ha un sentore di malessere, come quello che descrivi tu, non è certo perchè il suo paese non riesce a riconoscere la vera arte ma per ragioni ben più profonde…
    Ritornando al tuo stile lo trovo artificioso e pomposo…barocco ai limiti della sopportabilità…

  6. Ok Fedka, hai inanellato una serie di luoghi comuni piuttosto gratuiti, dal “alla Saviano” all’ “alla intellettuale di sinistra”. Quel che posso dirti che se voglio scrivere così scrivo così, altrimenti scrivo diversamente. Non ho la pretesa di chiederti di apprezzare perchè sono pensieri miei e il mio stile, perdonami, non lo conosci. Conosci alcune mie riflessioni, fai bene a dirmi che le trovi poco sopportabili nello stile, ci mancherebbe, ma alla fine non puoi che parlare dei miei pensieri in questi pochi righi e d’altra parte i commenti sono aperti proprio per questo. Quindi: non mi interessa molto il tuo giudizio su di me e le mie capacità, ti ribadisco, le conosco bene. Al contrario mi interessa quando esprimi le tue considerazioni sul tema: non devi però ritenere siano molto importanti, perchè mentre impieghi molti righi a soffermarti su di me e come scrivo -il che mi lusinga – dedichi alle tue considerazioni mezzo rigo, tra l’altro per citare due altri autori.
    Poi vedi: non credo tu abbia capito, ecco, devo dirtelo: non credo per niente di provare malessere perchè il mio paese non riconosce la vera (!!) arte. Non ho scritto questo. Penso altro. E altro ho scritto, senza curarmi, in tutta onestà, di esser prodigo di spiegazioni. Ma a questo punto, con cortesia, ti preciso la mia riflessione: io credo che questo Paese viva una radicale malattia dell’anima, non conosca solidarietà e sputi sull’etica. Dinanzi a un panorama siffatto mi vien da immaginare assai difficile che si produca arte, per due ragioni: l’arte nasce fondamentalmente da un profondo -e inestinguibile- interesse per la condizione umana; l’arte non permette bari. Questo e altro ho scritto. E ti ripeto: posso, se voglio, dirtelo in un miliardo di modi e in un miliardo di stili. Questo non è un dono o motivo di particolar vanto: è solo il punto zero. E io sono al punto zero perchè so scrivere ma so che vale poco se non riesco a elaborare una poetica interessata e onesta. E’ il mio problema, è il problema che ammala ogni artista. Solo i geni, e a mio parere ne citi uno, si affrancano dal malessere e costruiscono un mondo. Io dubito fortemente di essere un genio. Ma lavoro, nel mio piccolo per capire qualcosa. Che sarà in sè insignificante, più che probabilmente, ma che dà uno straccio di senso alla mia, personalissima, esperienza sulla Terra.

  7. sinceramente mi sembra che da quello che tu stesso scrivi io abbia, sicuramente sintetizzato e in parte banalizzato, il tuo pensiero ma che, allo stesso tempo, lo abbia compreso pienamente, anche perchè non di difficile comprensione per quanto sembra ti faccia piacere essere capito da pochi…
    è vero ho inanellato un bel pò di luoghi comuni uno dietro l’altro…ma sinceramente il mio non era un attacco a te, ma solo un commento riferito, esclusivamente, al pezzo in questione…sarei ben lieto di cambiare idea leggendo qualcos’altro!^^
    per quel che riguarda le mie considerazioni personali mi ritrovo di nuovo in contrasto con quello che dici: non vedo come la malattia di un paese possa influenzare così radicalmente il modo di fare arte di un artista…per me l’arte ha radici ben più profonde che niente hanno a che vedere con problemi politici e sociali…gli artisti che più amo sono completamente affogati nel proprio ego…anzi, un paese malato, come lo descrivi tu, può solo dare ispirazione e linfa all’estro di un artista(non so se sono chiaro)…

  8. forse dici che non do spazio alle mie considerazioni personali perchè amo sintetizzare quello che penso in poche parole a differenza del tuo stile(preciso, non è un’offesa ma un dato di fatto, che facilmente ti porta a prolungarti molto sulle cose)…

  9. Oh, bada là. Mentre scrivevo un altro post ci siamo arrivati.
    Un’ultima precisazione: non credo mi capiscano in pochi ahahah… Visto il lavoro che faccio sarei da tempo in mezzo a una strada. Pongo la questione da un altro punto di vista: penso di essere a volte non troppo interessato a farmi capire, se non mi si capisce. Altre volte è diverso.

    Comunque. Mi fa piacere tu mi abbia raccontato meglio la tua visione del fare arte che, dici bene, non è la mia. Ma vedi: superando la valutazione di come scrivo questo pezzo (e non entrando nel merito di come scrivi tu), abbiamo accennato su questa pagina finalmente due prospettive diverse – ritengo inconciliabili – dell’affrontare la ricerca estetica o di interpretarla. Ergo: se qualcuno capiterà mai da queste parti, non prevedo però grandi folle, si ritroverà il nostro sì modesto tentativo di abbozzarle. E di questo ti ringrazio.
    Io di geni ne vedo uno e uno solo: molto chiaramente. 😉

  10. …avevo capito fin dal principio che i modi di vedere erano completamente opposti^^…se poi continui a dire che di geni ne vedi uno, e credo ti riferisci a dostoevskij, ti invito a vedere tutta la filmografia di von trier…un artista unico…a mio parere migliore anche di fellini e bergman(che adoro comunque…)…(per farti un esempio di “artista come lo intendo io” non posso non citarti fellini, un egomaniaco, e in italia, non a caso, ha ricevuto tante di quelle critiche da un certo tipo di stampa che nemmeno i libri di bruno vespa…non so quanti articoli vari ho letto di persone che si lamentano che i film di fellini sono troppo autoreferenziali e concentrati sul proprio io…poi quando fece prova d’orchestra(non so se l’hai visto) si congratularono con lui perchè “finalmente” aveva girato un film politico, senza capire che quel film era tra le pellicole più personali ed intimiste che avesse mai girato e che la politica era solo un pretesto…

  11. Conosco bene Lars.. E mi riferivo, come ben intuisci, a Dostoevskij. Però non posso in questo momento risponderti come vorrei… Solo un cenno e una specie di “Torno più tardi”, la discussione mi piace. Ma il lavoro incombe. A poi, senza dubbio.

  12. “non vedo come la malattia di un paese possa influenzare così radicalmente il modo di fare arte di un artista…per me l’arte ha radici ben più profonde che niente hanno a che vedere con problemi politici e sociali…”

    Ehm… Chiedo scusa, ma la storia dell’arte smentisce un’affermazione di questo tipo, che è più che altro un luogo comune. Ogni artista e ogni corrente artistica vanno a inscriversi in un preciso contesto sociale, politico, culturale ecc.
    Anche quando arte e vita si scollano completamente si tratta di una precisa reazione al contesto.
    I romanzi di Dostoevskij trattavano temi come la fede, la sofferenza come mezzo di salvezza, la tradizione, il socialismo, una poetica che si colloca proprio nella Russia di quegli anni.
    Ogni opera a modo suo è uno specchio dei suoi tempi, più o meno consapevolmente, e lo stesso fare arte è un atto politico a tutti gli effetti^^

  13. elena paragonare l’arte ad un atto politico è, permettimi, una cosa a dir poco assurda…su dostoevskij, che conosco molto bene, ti assicuro, il discorso politico è sempre, e dico sempre, e ribadisco sempre, subordinato ad altro…la politica per fedor era solo un pretesto, è logico essere influenzati da quello che abbiamo attorno(e la situazione politica ai tempi di dostoevskij aveva un’influenza reale sulle vite delle persone molto più che oggi) ma da qui a dire che dostoevskij è uno scrittore che fa degli atti politici ce ne passa molto…ti giuro che la prenderebbe come un’offesa…

  14. …detto questo, mi pare abbastanza logico che dici il vero quando dici che un artista è anche la risposta alla situazione che si ha nella sua epoca…

  15. leggendo meglio il tuo post volevo precisare che non ho mai detto che arte e vita sono scollegati…sostengo che siano uno diretta conseguenza dell’altro…
    in pratica, per ampliare il mio discorso, voglio dire che fare arte, per me, non equivale a voler cambiare, migliorare il mondo corrotto e malato con la propria vena artistica…non è questo il compito dell’artista se di compiti è giusto parlare(in verità è più giusto parlare di bisogni che di compiti)…
    arte per me equivale a “tirare fuori”…

  16. …purtroppo in italia esiste la parola intellettuale e troppo spesso la si confonde con la parola artista…quando non hanno niente a che vedere fra loro…

  17. Ciao Fedka. Nonostante le tue precisazioni, trovo che il discorso di Elena risponda più coerentemente a un’analisi critica scientifica. Poi chiaramente rimane la lettura individuale e ognuno ha una sua idea e in qualche modo la legittima.
    Non riesco a trovare nè nelle mie parole, nè nell’intervento di Elena, richiami a una presunta missione dell’artista (appannaggio mistificatorio per esempio delle avanguardie futuriste). Credo che le cose siano state poste diversamente.
    Senza dilungarmi nel ribadire i punti che ritengo di aver già sufficientemente esplicitato, ritengo che la responsabilità sia comunque pertinente all’arte. Non è sinonimo di compito: bensì di una risposta fedele, onesta, e poi originale e significativa alle istanze che costituiscono da sempre la riflessione dell’uomo sulla sua condizione. L’artista che affligge il pubblico con le sue menate, rimane per me nei migliore dei casi un amabile furbetto. Uh, sto parlando di Von Trier? ^^ Senza offesa, chiaramente. Ripeto: la percezione individuale, quell’amabile spazio di giudizio che si suol chiamare gusto, trovo sia legittimo e vada anche aspramente difeso e si si vuole argomentato. Tuttavia siamo in un ambito differente, distante dall’analisi estetica, che è sempre storica, che è imprescindibilmente sociale. Questo assunto, indubbiamente, può essere respinto: a quel punto però ci muoviamo nel limbo poco produttivo delle soggettività mal disposte ad adottare gli strumenti convenzionali che sono patrimonio ineludibile dello studio e dello studio dell’arte stessa. Ci può stare, anche perchè trovo sia abitudine estremamente diffusa; ma non per questo poco perniciosa.

  18. …quel commento su von trier te lo potevi evitare, con tutto il rispetto non credo tu possa giudicare lars…(se non si è capito mi dà fastidio quando si parla male di von trier)…
    tra le altre cose non vorrei essere frainteso perchè non ho mai parlato di missione dell’artista ma di bisogno e sono due parole che non si assomigliano nemmeno morfologicamente…e non ho mai detto che l’arte sia solo il frutto della soggettività, essendo un convinto sostenitore dell’oggettività, almeno in parte, dell’arte…quello che molti non capiscono è che il valore di un artista si valuta soprattutto dal grado di sincerità che riesce a raggiungere e tu, mi scuserai antonio ma la battuta su von trier mi ha irritato, con il tuo modo di scrivere e di esprimerti puoi arrivare a dei livelli per niente eccezionali…

  19. Un aspetto interessante, che non noto solo ora, è che sia facile pensare che quando uno scrive sia vulnerabile rispetto a una valutazione delle qualità del suo scrivere. Infatti ogni volta che, Fedka, ti alteri, la spari grossa sul mio modo di scrivere. 🙂 Be’, ho provato a dirtelo prima, non solo una volta: io so come scrivo, so cosa scrivo e so cosa so scrivere. Quel che non so scrivere mi interessa. Quello che so scrivere è la base del mio lavoro. I giudizi sul mio lavoro li accolgo sempre con spirito molto rilassato: quando contengono indizi sul come procedere sono famelico nel prenderli in considerazione. Quando non vi riconosco nulla, pace, è probabilmente limite mio. Io vivo benissimo conoscendo i miei limiti: grazie a questo posso industriarmi per spostarli sempre un po’ più in là. Alla fine dei conti ci sta che di strada io non ne faccia molta, o non ne faccia proprio: ma… Chi se ne frega? Quando creperò l’importante è che io sappia di aver fatto del mio meglio in ogni cosa. Per il resto. Pace. ^^

  20. non mi sembra di essermi mai alterato antonio…^^…l’unica cosa che mi ha infastidito è il commento su von trier ma, personalmente, non mi hai detto niente che potesse lontanamente irritarmi…ho capito che sei convinto di avere grandi doti oratorie e altrettanto convinto di essere il portatore di un’interiorità e di una profondità non comuni ma non vedo perchè attribuirmi atteggiamenti, come l’irritamento, che non ho avuto…il mio era principalmente partito come una critica al tuo stile, stile che mi ha fatto capire, mie personali considerazioni è chiaro, quanto poco interessante possa essere una cosa detta da te…i luoghi comuni di cui prima saranno luoghi comuni ma a volte basta essere banali e con certe persone non si deve certo cercare più in profondità perchè sono solo delle “caricature di esseri umani”(il discorso non è riferito direttamente a te ma in senso generale)…
    Peace.

  21. concludo dicendo che, considerazioni a parte che sono venute dopo, il mio pensiero e il motivo per cui ho postato i commenti, era sintetizzabile nel primo commento di lello…

  22. mi rendo conto di averti offeso nel penultimo commento e, anche se dirai che l’offesa non ti è arrivata e che non la percepisci come tale, mi scuso…il mio era un discorso troppo lungo che ho preso dalla direzione sbagliata…

  23. io, a dire il vero, non me le sono mai aspettate^^…ci si becca nel web e complimenti per i disegnini ai lati dei post, sono troppo simpatici!

  24. Colpi di scena è maschile. Comunque dovresti rileggere quando scrivi, e migliorare, renderti più credibile. In questo modo un confronto con me potrebbe anche sorprenderti. E io ne guadagnerei critiche interessanti. Ogni cosa però ha il suo tempo.
    Son qui ad ogni modo, nelle prossime, future pagine, sempre disponibile.
    Byes.

  25. eheheh colpi di scena è maschile? lo apprendo solo ora…^^…leggo frettolosamente questo sì, te lo riconosco…per il momento non aggiungo altro ma darò un’occhiata al tuo blog e se troverò altri post simili a questo non mancherò di commentarli…ciao

    • Non so come dirlo in maniera diplomatica: “colpi di scena”… “i colpi di scena”…”un colpo di scena”… non ” mi aspetto colpi di scena”. C’è qualcosa di maschile, è innegabile. Anche se si legge in fretta.

      Finite le comunicazioni utili, passiamo all’inutile.

      Circa certe radici sociali dell’arte (vogliamo proprio usare il temine politica? Ok. Se proprio vogliamo.): io le vedo (forse voglio vederle). Anche solo per negazione. Nel senso che se la civiltà in cui un artista vive va a rotoli e questo decide di disegnare fiorellini facendo finta di nulla… bhe, è una presa di posizione tale e quale alla Guernica. La vedo così. Potete arrestarmi in maniera preventiva, se volete (ma non qui, vi prego. Facciamo altrove, ok?).

      Circa “le produzioni originali italiche nei campi più disparati della comunicazione e della ricerca estetica”. Qui passo. Rischio molto meno di te, Antonio, in fatto di esordienti. Mea culpa.

      Circa il modo di scrivere di Antonio. A me sorprende. Nel senso: alcune volte ciò che scrive (e soprattutto come lo scrive) mi spiazza. Mi si illuminano neuroni perduti nella Galassia di Zor, magari per un istante. Uno solo. Ma si illuminano.

      Altre volte mi cadono le braccia.

      Ma in entrambe le situazioni ciò che provo è affar mio. Giusto?

      Dopo aver letto il post (questo post) la sensazione che mi è rimasta è di un estremo aggroviglio. Come le budella con un pasto digerito male. Come la volontà di non voler vomitare- anche se la tentazione è tanta. Non tanto per paura o timore, quanto per rispetto. Stop.

      Nota a margine. C’è chi ha visto del barocco in tutto questo (che vi ha fatto di male il barocco poi me lo spiegate). Come se il barocco fosse: voglio stupirvi con effetti speciali…oppure: sotto le parole, niente. Che brutta visione del barocco. Non è mica il buco nero dell’estetica, eh.

      Secondo una certa prospettiva, il barocco è una reazione (pure rabbiosa, anche se non proprio smaccata) ad una serie infinita di regole imposte. Di convenzioni stupide. Di manifestazioni del potere che andavano oltre i propri confini. Di pretese volgari di committenti paganti. (Quante analogie…)

      Il barocco è (anche) il desiderio di fare arte nonostante tutte queste stupidaggini. Non parliamone male. E’ il più cordiale vaffanculo della storia dell’arte.

  26. Uh, l’amico Bunkr! Sottoscrivo tutto, in particolare sul barocco, come cercavo di spiegare sono scelte.
    Spero di risentirti presto! Ma sei reperibile su facebook?

  27. se io fossi una che legge frettolosamente.. cercherei di scrivere meno commenti.. almeno fino a quando non avrò trovato il tempo di leggere con calma… ..dunque ..da lettrice frettolosa eviterei anche evidenti e azzardati giudizi del tipo …” spero tu non voglia intraprendere la carriera di scrittore perchè non è il tuo campo.. ” ..tra l’altro , in verità, io i giudizi di questo tipo li eviterei a priori….è un tipo di atteggiamento troppo da intelletualoide convinto e superficiale.. senza stare a dire se di sinistra o destra.. Per quanto riguarda l’importanza della sincerità dell’artista…sono pienamente in accordo con quanto detto… ma anche questo è un traguardo che si raggiunge con molto tempo.. quindi concludo dicendo che c’è un male molto conosciuto che logora e offende l’arte, e offende chi possiede capacità e vuole iniziare un percorso artistico ed è la superficialità di chi legge e la poca sincerità di chi critica. non critichiamo i primi passi di un aspirante scrittore… come se stessimo giudicando la sua carriera intera…. sarebbe troppo….torno a dirlo ..SUPERFICIALE.

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