Rivoluzion’aria

In risposta all’articolo del caro amico scrittore, Cristiano Carriero.

Devo essere sincero. Ho una solenne diffidenza gerontofila. Tendo a sospettare che alla gioventù manchi sempre qualcosa per poter parlare di rivoluzione. Cinico. E che la facciano andare in scena decisiva come un deus ex machina, per semplificare uno spettacolo altrimenti più complesso o meno lineare. Cinico. O no. Non voglio dire che le rivoluzioni già abbozzate e quelle che sarebbero in atto abbiano poco valore. Penso però che il valore più affascinante di questi eventi sociali e politici si realizzi nel riverbero che ha sugli individui e sui gruppi la rappresentazione di un agire fisico che realizza un effetto, una reazione, al di là del suo essere puro o spurio. Perché nulla uccide più del senso d’impotenza, l’estraneità alla propria storia, già connotata dal fatto che non possiamo scegliere molto nel venire al mondo: e la partecipazione, o la speranza di cambiare, sono come l’aria, il cibo e l’amore.

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