Strega comanda colore

Era un giochino che si faceva da bambini in cortile, Strega comanda colore. Funzionava così: chi impersonava la strega proclamava un colore dopo aver ripetuto con la dovuta enfasi la suddetta litania, quindi si lanciava ad acchiappare chiunque non riuscisse a toccare il colore in questione. Chi vien preso diventa la strega.
Ier notte è stato consegnato il Premio Strega del 2011 a Edoardo Nesi per il suo Storia della mia gente (così gli faccio pubblicità anche io, manco gliene serva).
Ho seguito per mezzora la trasmissione dell’evento in tv e come ogni anno m’ha preso un gran fastidio. Problema mio: non sopporto illustri e lustrini, pregiudizio colpevole il mio, non so fino a che punto affine all’ignominia di cui si riveste la volpe dinanzi all’uva.
Però, in fin dei conti, un libro da me scritto, esiste. Quindi in un certo senso un premio letterario così importante, che vuol dire €sistere, dovrebbe pur lontanamente esser oggetto di desiderio e ambizione: un po’ come nei cartoni il protagonista sogna di diventare un Campione, andare al Koshien per chi conosce i meravigliosi manga di Adachi. Sono però un esperto nello schivare simili pressioni. Forse da qualche punto nel mio cervello è apposto un sigillo che mi impone di evitare ogni ansia da prestazione, forse semplicemente ho coscienza di snobbare le vette rappresentate da questi contesti, pur non smarrendo il riconoscimento dei miei limiti. Verosimilmente è una sega mentale mia, come si dice tra post-adolescenti degli anni ’90.
Non posso esser reticente. Se questi un paio di anni fa hanno premiato Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi, io che cazzo c’entrerò mai? Non mi spaventa esser fottutamente netto: quel libro è il più brutto che io abbia mai letto. Sono sempre gli stessi i giurati, dunque: o quell’anno erano in avaria palle e cervello – nella mia volpesca piaggerìa, certo – oppure, caro Nesi, occhio alla penna, come diceva un meraviglioso film di Bud Spencer, e meno alla carta.
C’è l’ennesimo peccato da mettere in commercio, quello delle fabbriche chiuse nell’impressione dell’imprenditore stuprato dalla dimensione globale. Ci sono tanti cuori da rimettere in sesto, accogliendoli nell’ennesima peripezia del piccolo, accarezzandoli in una sala brillante, nudi in abiti da sera. Ci sono i microfoni, ci sono le domande, e c’è l’autobiografia che dà valore al racconto del Reale. Strega comanda colore: oro! Oro. Oro. E non si salva nessuno se giochi per strada. Se sei invece al Ninfeo di Villa Giulia in Roma, alle prese con gli Amici della Domenica, non chiamar l’oro, mai: si salvano tutti, chi l’oro non ha ha l’ottone, e c’è il rischio di rimaner strega per sempre.

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One thought on “Strega comanda colore

  1. Per esempio, tra i candidati c’era pure Desiati, un ragazzo simpatico di Martina Franca che scrive non-c’è-malaccio-considerata-la-media-attuale, ma da qui al premio Strega….! Da non-c’è-malaccio-si-può-leggere al premio Strega ci dovrebbe essere il famoso mare, lo stesso del dire e del fare…
    Per non dire dei Numeri Primi, che ho sfogliato una volta in libreria pensando: no, vabbè, è uno scherzo! Non l’hanno VERAMENTE pubblicato!
    Antò, tu non è che stai dieci spanne sopra questi qua (dieci sopra il cretino dei Numeri Primi, sei sopra Desiati che almeno la cosa sua la sa abbastanza fare), stai proprio da un’altra parte! La versione edita del Mare di Spalle è veramente qualche cosa, ancora più della prima. Ci penso spesso. Ogni tanto mi viene in mente un dettaglio…ogni tanto un’altra parte…mè, non sono un critico letterario, ma chissenefrega, è veramente un bel libro, mi è rimasto in testa e nel cuore.

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