Supereroi o quasi #1

Approfitto di un buco estivo, una pera nel tempo denso di questa estate pre-paternità e post-romanzo, per una breve rassegna cinematografica sui generis. Se da una parte il mercato hollywoodiano sta attingendo a piene mani ai comics, laddove una probabile mancanza di sceneggiature dignitose si ritrova servite sul piatto d’argento storie ed eroi già nell’immaginario di un mondo globale, parallelamente la figura dell’eroe si sta evolvendo in una serie di pellicole più o meno main stream, che ripropongono in chiave ironica o problematica i motivi del genere.
Ecco una breve carrellata di pellicole che ho potuto vedere grazie al lavoro dei subbers italiani  (il gruppo Isubs di Italianshare, Italian Subs Addicted e Subsfactory).

1. Special
Comincio dal mio preferito: un film underground, invisibile ai più, fatto con due soldi. Ecco, ammetto che con queste caratteristiche parto spesso con un eccesso di buona disposizione. Ma Special dubito possa deludere o quanto meno possa deludere chi ama, come me, le storie in levare. Nel senso che non troverete in questo film una premessa roboante, nè nodi critici irrisolvibili destinati a uno svolgimento luccicante. Nella pellicola di Haberman, agli esordi, è in gioco l’animo bonario del protagonista (eccellente Michael Rapaport) alle prese con l’illusione meravigliosa di aver sviluppato i superpoteri necessari per abbandonare la mediocrità del suo quotidiano, in conseguenza all’uso di un farmaco sperimentale. Illusione è la parola chiave, o forse è ciò che consegue all’illusione a tenermi avvinto senza riuscire a chiudere una definizione. Ecco tutto qua, in un film breve, piccolo, amaro, umano, troppo umano, come piace a me. Nell’empireo delle cose che avrei voluto fare.

2. Defendor
Sulla stessa scia, questo film di Peter Stabbings, confezionato con qualche dollaro in più e più distribuito, forza sulla dabbenaggine del suo protagonista alludendo al tipico moralismo dei classici hero-movie. In Defendor l’uomo con la maschera diventa un altro e manifesta il disagio dello stare al mondo senza alcun ingrediente esterno ma come conseguenza di un perdurante stato di alterazione (troppo buono, troppo onesto -> pazzo): sicuramente meno intimamente cupo del predecessore low-budget, cerca di strappare un sorriso ma è più facile che commuova nel tratteggio di un animo semplice che sfida le premesse della sua condizione con coraggio. Come per Rapaport il ruolo esalta la recitazione di  Woody Harrelson.

3. Super
Terza variazione sul tema dello sfigato che cerca una via d’uscita indossando i panni del paladino della giustizia, Super è meno delicato e meno riuscito ma aggiunge qualcosa alla caratterizzazione introdotta da Special e sviluppata da Defendor. Nella pellicola di James Gunn  pare che il miserabile quotidiano trovi legittima reazione nella violenza brutale, in un approccio moralista al punto da imporre una morale grottesca. Divertente – in parte- il make-up della disperazione, l’impressione è che lo script sia tagliato un po’ con l’accetta. Nonostante la maschera gli stia benissimo addosso, Rainn Wilson carica in eccesso il suo personaggio col risultato di essere offuscato da una strepitosa Ellen “Juno” Page.

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