Il mio canto libero

Il Dittatore non dittatorava in Italia: era stato eletto da un qualche milione di disperati, affascinati dal potere salvifico del deodorante in bocca dopo aver ingoiato, ingoiato senza aver fatto il ruttino. Il nostro Dittatore è smunto, pitturato nei capelli e deforme, come un omino Playmobil disciolto dentro la Fiat 127 parcheggiata al sole, quando i Playmobil costavano un occhio della testa e i bambini ricchi si annoiavano e li scambiavano con un calcio nel culo per sentirsi più vivi. La folla insulta, applaude, i follanti si baciano e danzano, il PD cerca di farsi odiare anche da chi dispera di votarlo: ma c’è uno spazio enorme intorno, è l’Italia liberata ma stitica, quella che crede di averla fatta tutta ma presto soffrirà nuovi strizzoni. E la sceneggiatura premia, come da sempre nella nostra tradizione cinematografica, i caratteristi: uno Stracquadanio strappato alle chiappe di Nadia Cassini, un Formigoni neoCiavarrista al sole riminese, e come dimenticare Di Pietro, il degno erede di Mauro Di Francesco, un’eredità efficacemente raccolta anche senza l’accento bauscia. E poi il commendator Mario Zampetti al governo, quello di Bruno Sacchi e Chicco, finalmente ripulito dall’abbronzatura e impreziosito da un bianco vello e la corona di stelle luccicanti da poterlo portare in processione. UE. O come dicono i poppanti “Uè, uèèè”. O ancora come si dice al sud in forma di primo contratto saluto “Ue”, magari aggiungendo “C’ s’ disc'”. Che si DiCe. Il nostro Paese, nostro perché a differenza di qualche disgraziato che ci capita, noi ci siamo nati, nostro perché quando la Nazionale di calcio vince i Mondiali persino “alle femmine gli piace guardare la Nazionale”, nostro perché se te ne vai pensi automaticamente di avere un cervello e di essere in fuga, senza verosimilmente approfondire la prima e la seconda ipotesi, e poi nostro perché “ci abbiamo” la creatività, la storia e si mangia bene. Creatività: questa parola mi fa sempre incazzare a priori, un po’ come quando a 17 anni la tua ragazza ti spremeva i brufoli davanti agli amici, che fa schifo e fa soprattutto male. Storia: la Storia siamo noi, ma anche la Storia che pesa, la lunga Storia d’amore, “se famo ‘na storia”, Storia alla terza ora, che storiaccia, che storia mi stai raccontando. E si mangia bene, miseria, questo è stramaledettamente vero, si mangia bene e si mangia meglio a casa propria che fuori, si può spender poco e mangiar meglio, gli spaghetti sono le ciglia di Venere, il sugo è il sangue che purifica e rimette. Il nostro Paese è nostro che ci siamo nati e non ci siamo finiti come disgraziati, affascinati dalla figa come chi ci è nato, anzi Natissimo, e dal lav’Oro, quell’immensa miniera a cui destinare l’anelito d’amore di Battisti-Mogol, senza sentirsi in colpa, non è più tempo per il tempo libero, ci rimane il canto, o almeno qualche frammento:  in un mondo che non ci vuole più / la verità si offre nuda a noi. Va bene lo stesso, anche se è una bugia, ma se è nuda va fissata bene per quando ci sono le vacche magre e ci si deve chiudere in bagno.
Insomma. Oggi Berlusconi non governa più ma c’è ancora. E il nostro Paese lo conserva come un orribile neo strappato dal culo, lo conserva in una provetta parlamentare e lo riguarda: e si chiede se poi ne valesse la pena, quella macchia nera sulla chiappa per 17 anni solo per paura dell’anestesia. Toglierla è stato un niente, ora c’è da aspettare che l’anestesia passi, ma senza fretta, in fin dei conti con le chiappe addormentate si sta bene e non sai mai che ti riserva il Domani. Ah sì, domani: è un altro giorno, disse Miss Rozzella. E’ un altro giorno e questo mi fa pensare che in uno degli infiniti giorni della Terra è nata mia figlia. E tanti bambini nascono negli “altri giorni”. Qualche genitore si rivelerà un mostro, qualcuno un terribile stronzo. Ma per tutti gli altri la ferinità più sicura custodisce un miracolo d’amore. Di vero amore. Riscopro te.

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2 thoughts on “Il mio canto libero

  1. Mi è piaciuto moltissima la tua analisi che ha il profumo di cose sempre desiderate e mai realizzate per il bene dell’uomo in genere e in particolare, nei tempi attuali, per i giovani e per quelle sante animelle che hanno fatto appena capolino in questo mondo che appare alquanto deformato. Mi conforta solo un fatto come genitore, al pari di come lo sei tu, che l’ultima parola non è mai dell’uomo, perchè confido sempre in chi sà scrivere righe dritte anche sulle righe storte che tracciano gli intelligentoni di oggi, che ancora non hanno capito che, per vivere e far vivere bene, bisogna servire il bene, e questo ancora purtroppo, forse si intravede, ma non si vede.

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