From Lansdale to Gadda (passando per gli scritti miei)

Scrivo molto di rado su queste pagine. Poco tempo e per fortuna parte di quel tempo l’ho destinato al nuovo romanzo “L’evoluzione del rumore”. Prima o poi sarà stampato? Troppo presto per dirlo, la creatura ha emesso il primo vagito solo pochi giorni fa. Vedremo.
Fatto sta che ho finito di scriverlo e che tra poco affronterò la revisione. Questo mi libera dall’autodisciplina che mi impongo durante i periodi caldi sulla tastiera: leggere poca narrativa, quasi nulla per vitare di assorbire stilemi, strutture che andrebbero a contaminare il mio lavoro o a imporgli un ulteriore motivo di controllo. Non vuol dire che non reputo necessario leggere per scrivere: anzi, penso sia fondamentale. Per questo tra un romanzo scritto e uno da scrivere leggo moltissimo, dandomi anche precisi riferimenti di approfondimento. La mia idea di apprendimento per la scrittura è sostanzialmente questa: leggere roba che mi piace senza dubbio, ma soprattutto assorbire il più possibile da testi di autori a cui riconosco particolari pregi per provare a farli scorrere in sotto traccia nella mia composizione. Assorbire, dico: perché fondamentale è che l’acquisizione non sia semplicemente procedurale. Quando si parla per esempio di gesto atletico nello sport si dichiara, correttamente a mio vedere, che l’azione deve essere talmente interiorizzata da abbreviare al minimo il tempo della riflessione. Deve sembrare un automatismo, non esserlo. L’annullamento della coscienza nel gesto lo impoverisce del valore aggiunto che discende dall’interpretazione, nel momento e nel luogo in cui lo si mette in atto.
Così è, per me. Per questo nella mia scrittura non posso negare di aver convogliato quanto appreso da autori anche molto distanti tra loro, così come dai fumetti o dalle serie tv, la cui scrittura possiede germi di innovazione e un taglio strutturale che mi affascina molto.
Non elencherò questi debiti. Non per mancanza di gratitudine ma perché non ho tempo di farlo ora. Ma in questi giorni, liberi dall’impegno scrittorio, sono tornato a prendere in mano i romanzi di Lansdale, gli ultimi tre della fortunata serie di Hap e Leonard. Consumati in una settimana, mi han lasciato come sempre entusiasta. Lansdale è un autore da cui si può imparare tremendamente, che nutre il suo mondo narrativo di immaginazione, tecnica e stile, tutto al servizio di un racconto mefiticamente umano. Un grande autore. Non ho letto però ancora suoi  romanzi che non fossero parte del ciclo dei due avventurieri  del Texas dove la neve non cade mai e quando cade è difficile che si depositi. Proverò a rimediare più in là. Ora ho tra le mani Il pasticciaccio di Gadda, assai più ostico, senza dubbio: stamani pensavo… “Chi me lo fa fare?”. Non mi sono dato una risposta, certe volte non serve.
Ultima cosa: nel ricercare recensioni di Devil Red, ultimo capitolo della saga di H&L, sono approdato sulle pagine di un blog davvero ben fatto: Pegasus Descending. C’è talmente tanta roba interessante – e ottimamente scritta – che occorre fermarsi prima di pianificare un acquisto multiplo di romanzi cui concedersi in piena lussuria. Per ora no. Devo riprendere in mano il mio Gadda quotidiano. Perché. No, no, certe domande non servono.

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