Buon primo Maggio, comunque

C’è poco da fare. Un altro primo Maggio, il trentacinquesimo. E alla fine della giornata il senso delle cose è cambiato ancora ma è cambiato a prescindere. Dal primo Maggio, quello che a Bari sembrava inevitabile “guardare il concerto in tv”, al primo Maggio, quello che “ci vado senza pagare il biglietto e dormo sul portapacchi”, passando per il primo Maggio “organizzo il pullman e ci alziamo su qualche soldo”, al primo Maggio qui in Toscana “che qua lo sentiamo davvero”. Quest’ultimo nell’ordine sembrerebbe il più autentico primo del primi, nella terra dove ancora esser presenti in piazza, e averlo fatto tante volte senza aver bisogno di uno show, ha un valore, sa di Storia. Sembra più vero. E sono convinto che lo sia. Lo leggi nelle facce soprattutto della gente più anziana e di chi da anni sta difendendo la dignità di una produzione destinata altrove o altrimenti (vedi Ansaldo Breda).

Ma siccome sono fatto male non posso che vedere le cose storte. E la cosa più storta qui a Pistoia, per  limitare al massimo l’approssimazione geografica del discorso, la cosa più storta è che qui a Pistoia ci sono tantissimi soldi. Lo sanno tutti, lo dicono tutti, e in un certo senso, lo vedono tutti. Non è un male, porca miseria: c’è gente che s’è spaccata la schiena per arrivare ad avere quello che ha. Però. Sono fatto male, lo ripeto: e quando so che c’è tantissimi soldi e che il prossimo Sindaco sarà eletto con un plebiscito a Sinistra (leggi PD-Bertinelli-dopo-la-diaspora-dei-qualunquementi-clandestini), mi chiedo se in effetti contestare Monti per le tasse ecc., non sia pretestuoso. Impugnare bandiere e cantare inni travestiti da Quarto Stato risulta un po’ forzatamente old fashion. Mi piacerebbe capire qualcosa di più di questa tradizione sinistrorsa toscana: mi piacerebbe domandare in quanti sono disposti a ridurre gli affitti a prezzi ragionevoli, a sostenere l’agricoltura biologica senza sovraccaricarla di prezzi deliranti, a unirsi agli operai che perderanno tutto nello sciopero e nella rinuncia a un pezzo del proprio, a una parte di quei tantissimi soldi che, sgombriamo ogni dubbio, non appartengono a tantissime persone. Quanti sarebbero pronti a dire: io non sto con i padroni, io li combatto i padroni perché nulla è dell’individuo se non produce ricchezza condivisa.
Boh, certo, dò lezioni io che ho fatto due pullman per Roma più di dieci anni fa, per guadagnarci cinquantamila lire. Il fatto è che quando abiti quattro mesi con tua figlia neonata nell’appartamento in fitto di uno dei notabili locali, che si busca un fottìo di soldi per farmi sperimentare infiltrazioni dal tetto, scarafaggi e via dicendo… Ti gira il cazzo. E se vai al fruttivendolo della roba buona, immaginando di pagar qualcosa in più, ma ti chiede per 6 pomodori, 1 melanzana e 1 cesto di insalata mignon 7,5 euro… Ti gira il cazzo. Certo le soluzioni ci sono: ora sono in affitto da padroni di casa assolutamente per bene  e a un prezzo ragionevole. E posso sempre andare a fare la spesa da un altro negozio. Però, via, non credo sia semplicemente un caso. E questo discorso sarà pure un po’ idiota ma qualcosa sotto sotto forse l’ho intuita. Buon primo Maggio, comunque.

 

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