Sì, questo è l’inferno

No, questo no, non è l’inferno, 
ma non comprendo com’è possibile 
pensare che sia più facile morire

Il Chelsea ha vinto la Champions League: Drogba ha alzato la coppa al cielo circa mezzora fa.
Pochi minuti fa, invece, Alessandra Amoroso ha alzato il trofeo di Amici, nel tripudio di ragazzi dell’Arena di Verona.
Oramai è Domenica. Laura ed Evelina dormono. Molti a Londra o a Monaco saranno per le strade a cantare come pazzi: quando la tua squadra di calcio vince non fai altro che aggrapparti a una maglia tirandola il più possibile perché ti copra quasi fino a scomparire nella gioia. L’ho fatto, quando la Roma vinse lo scudetto nel 2001. A Verona invece il concerto sarà finito dopo il duetto di Alessandra ed Emma sul pezzo Sanremese di quest’ultima: e molti dei presenti hanno già scritto nelle pagine di Facebook di amare alla follia l’interprete che ha trionfato al televoto, o anche la seconda, la terza, il quarto classificati, consegnando alle canzonette più o meno riuscite ricordi che saranno più o meno importanti ma che oggi risultano decisamente iscritti.
Domenica, dunque. In tanti quelli ancora svegli, perché la notte tra il Sabato e la Domenica è un esproprio che la settimana fa al dì di festa. Quando finisce il Sabato? Per chi festeggia la coppa forse finirà tra qualche mese, per chi riascolterà l’Amoroso nell’ipod forse un po’ prima o un po’ dopo. Per chi è abituato a cedere parte della Domenica al giorno che la precede, il Sabato finirà al prossimo risveglio.
Laura ed Evelina dormono. Sono andato a guardarle, io che faccio tardi tutte le notti vado sempre a guardarle tra una cosa e l’altra, per controllare che tutto sia a posto: Evelina aveva ancora una volta tirato su le gambe e si è addormentata con i piedini nudi sopra le coperte. L’ho coperta stando attento a non svegliarla. In questi giorni sta imparando tante cose, talmente tante che penso nella sua testa ci sia un vulcano: quel che però ne vien fuori è il primo risveglio, ieri mattina, accanto al papà e senza piangere per aver subito la tetta a consolarla. Siamo stati vicini, ogni tanto mi cadevano gli occhi, mi risvegliavo e lei era là che mi studiava. E persino sorrideva.
Non è per me Domenica ancora, quindi, perché son qui a scrivere. E ripenso alla giornata andata, a questo Sabato di coppe, festeggiamenti e cortei. Sì, i cortei, ci sono stati in tutto il Paese, più o meno frequentati, più o meno sentiti. Dopo tutte queste parole messe in fila mi rendo conto di non voler dire molto altro su quanto ha portato la gente a sfilare prima della finale di Champions, prima della finale di Amici. Ho tergiversato e temo che proseguirò nella reticenza.
Oggi, domani è Domenica. Per alcuni genitori sarà sempre Sabato, questo Sabato. Per alcuni uomini, carnefici, assassini sarà sempre questo, il Sabato. Per tutti gli altri ci saranno Sabati più o meno lunghi, più o meno intensi, più o meno da ricordare. E mi rendo conto solo di poter dire una cosa, feroce a sufficienza da non poterne temere l’onestà: se mai, mai qualcuno farà del male a mia figlia, quel giorno sarà il giorno in cui tutti, tutti dovranno aver paura di non aver altri Sabati o altre Domeniche da vivere dopo avermi incontrato.

In memoria di Melissa Bassi. E in pensiero per Veronica Capodieci.

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