Newton, Connecticut

A ogni colpo, a ogni impatto, a ogni ultima impressione – i soffitti della scuola, le gambe di una sedia, la luce di taglio o un quaderno per terra, un amico già morto o qualcuno che riesce a correre. A ogni ultimo pensiero per la mamma, per il papà, per una canzone o un gioco, o qualcosa che c’era dopo, da fare ancora. A ogni passo oltre, al niente, al ricordo che attraversa il corpo quando non è più acceso, al lento incedere delle ore in cui il corpo si dimentica di vivere, al sangue da pulire, al sangue che rimarrà altrove e vivo sugli occhi di chi crescerà senza poter sperare. Ai rumori, ai suoni e alle parole che diranno, ripeteranno, comporranno commozione e didascalie, alle spiegazioni che sono come i vermi o come il fuoco, alle stanze vuote, al cielo vuoto, al silenzio. In America o in qualsiasi altro posto in cui accade. Mi vergogno di essere un uomo.

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