Intervista a Francesco Satanassi

Be’, visto che il nostro si autoproduce e autodistribuisce con merito, ma soprattutto in ragione del fatto che fino a una settimana fa non sapevo esistesse, ho deciso di fare qualche domanda all’autore di Fatti a metà (un giorno come tanti). E lui ha pensato di darmi qualche risposta.

Francesco Satanassi, sei stato avaro di informazioni su di te nell’edizione che tu stesso hai pregevolmente curato di “Fatti a metà”. Prova a riassumere in poche parole chi sei e attento a non far troppo lo scrittore.

Ho trentadue anni, abito a Forlì e ho la barba piuttosto lunga. Lavoro in alcune biblioteche in molto altamente precario e credo che le caramelle gommose siano il miglior rimedio contro ogni male. Mi piacciono i Clash e non sopporto i Queen. Tengo in piedi un blog dove scrivo parecchie stupidate che spesso finiscono in un libro. Ne ho scritti due, di libri.
Ah, amo i gusti di gelato gialli e non mangio il melone perché obiettivamente il melone fa proprio cagare.

 2. “Fatti a metà” è una raccolta di racconti e credo che uno dei suoi punti di forza sia nella struttura in cui li hai organizzati. Il ventennio ’80-’90 trascorre nelle pagine restituendo ricordi mai bloccati nel semplice autobiografismo ma fornendo ritratti rapidi eppure suggestivi dei coprotagonisti. La domanda è: ma cos’è la giostra del calcinculo? Ti prego dimmi qualcosa di più.

La giostra che in Romagna chiamiamo “calcinculo” è la classica giostra a seggiolini presente in tutti i Luna Park. Internet dice che in alcune zone d’Italia è chiamata “seggiolini volanti” che fa quasi più ridere di “calcinculo”. Comunque, lo scopo del gioco è prendere al volo una finta coda di coniglio appesa ai lati della giostra, per aiutarti a raggiungerla puoi farti letteralmente spingere da un amico che sta seduto dietro di te.. Mi sa che l’ho spiegata male, ad ogni modo io ci andavo con Nic tutti i pomeriggi. Eravamo fortissimi.

Mi si è aperto un mondo…

3. E veniamo alle domande di rito. Te ne farò solo due, se capiteranno altre interviste non mancheranno occasioni di tornare sul punto. La prima. Ti sei autopubblicato: come hai messo in piedi la cosa e perché non cerchi un editore?

È stato tutto piuttosto semplice, almeno l’idea, anche perché l’ho presa a prestito da un amico che ha fatto la stessa cosa e che ora fa l’artista di strada a Berlino. Ciao Simone, copriti, che a Berlino hanno detto che nevica.
In breve: ho stampato un tot di copie in tipografia e ho pubblicizzato il tutto sul mio blog, molti mi hanno scritto di volere una copia e da lì è cominciato il tutto, pian piano mi sono rifatto le spese di stampa e così via. Per pubblicizzarmi ho utilizzato principalmente internet (social network, mail, recensioni online) qualche reading in giro e il buon vecchio passaparola. Il gioco ha funzionato e così ho fatto anche per il secondo libro (quello che hai recensito tu). La speranza di trovare un editore che creda in me c’è ancora, anche solo per considerarmi un vero scrittore, ma per ora la soddisfazione di avere un seguito, anche se in piccolo, mi mantiene il sorriso ancora stampato in faccia.

4. La seconda. Satanassi, ma lei, perché scrive?

Penso sia come chiedere a un ragazzino delle Medie perché raccoglie le figurine. La vera domanda è: perché no?

5. Basta. L’ultima domanda. Quali sono i tuoi programmi a venire. O, se preferisci: sogno nel cassetto? (Dimmi se questa frase messa in relazione a Franco Nero ti ricorda qualcosa degli anni ’90 e cosa).

Il 15 giugno leggiamo il mio libro a una cosa fighissima che si chiama Festa della Musica e la fanno nella Rocca di Forlì. Siete tutti invitati, la birra costa poco. Tra blog e scrittura ho alcuni progetti che cercherò di portare a termine, sto pensando di buttarmi anche nel digitale, eBook e quant’altro, un mondo che proprio non conosco. Poi credo che passerò l’estate a bere dei mojito, cercherò un lavoro e scenderò a Bari per offrirti una birra. Dicono che a Bari sia già estate, pensa te, oggi sono uscito ancora in felpa.

Francesco carinamente si riferisce alla mia città d’origine dove non torno neanche in estate. In realtà io sto a Pistoia per cui sarà più facile beccarsi per ‘na birra prima o poi.
Ha però sorvolato sulla mia citazione in merito ai sogni nel cassetto e Franco Nero. Eravamo agli inizi degli anni ’90… Ma forse Francesco era troppo piccino però per Tunnel, Sabina Guzzanti giornalista “ulivista” e i sogni nel cassetto di Serena Dandini.

Francesco Satanassi, grazie ancora per il tuo libro e spero di aver contribuito un po’ a far conoscere il tuo lavoro. Alla prossima. 

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