Recensione #4. Fatti a metà (un giorno come tanti), di Francesco Satanassi

nota
Per motivi di opportunità qui non seguo manco l’ordine numerico. La recensione #3 di Domani no promessa qui però giungerà prestissimo, per ricordare anche l’evento a cui l’autore Cristiano Carriero parteciperà insieme al sottoscritto.

#4. Fatti a metà (un giorno come tanti)
di Francesco Satanassi
Ordinabile all’autore qui o su Amazon.

2013, 132 pagine

La vicenda di questa mia lettura è davvero curiosa. Francesco Satanassi, con tutto il peso di questo cognome, mi scrive la settimana scorsa un’email per chiedermi una recensione. Molto gentile, mi invierebbe il volume gratis e in cartaceo.
Ho accettato un po’ alla cieca per due ragioni: prima di tutto ho dato un’occhiata al suo blog e quel che ho letto mi è piaciuto; poi, devo dirlo anche a Francesco, io non conto più di un cazzo. E il fatto che volesse una mia opinione sul suo lavoro mi ha davvero colpito. Non potevo di certo tirarmela ma soprattutto ho trovato davvero un bellissimo esempio di come si possa fare promozione grazie a un atteggiamento propositivo ma non arrogante.
Veniamo al dunque. Qual è il verdetto?

Fatti a metà (un giorno come tanti) è una raccolta di racconti godibili, impiantati su una struttura portante solida se pur non desueta (un ventennio più o meno quello coperto nei ricordi delle esperienze del protagonista, adolescente tra gli anni ’80 e ’90). Le digressioni nel descrivere gli elementi connotativi della parentesi cronologica trattata (giochi, gadget, personaggi dell’epoca) sono a mio parere meno interessanti di quanto vi scorre nel mezzo: una serie di episodi autonomi collegati da una voce narrante che restituisce con delicatezza una prospettiva personale sulle cose. E di questa prospettiva ha bisogno qualsiasi narrazione, anzi questa prospettiva ritengo sia la narrazione.

Dico “delicatezza” nonostante il cognome e il tono dissacrante ben interpretato dall’autore, che per dirla come si dice dalle mie parti ha soprattutto la capacità di non sfrasciare* mai. Proprio quando sembra andarsene per la tangente nell’elencare cose o riferimenti già masticati da altri in altri contesti (faziologia labranchesca that I remember con fastidio), Satanassi ti piglia per l’orecchio e ti dice: “Guarda, cojone, che se ti sto dicendo queste cose è perché se non te le dico non posso proseguire, non capiresti una mazza di quello che segue o lo intuiresti appena, per cui zitto, mosca e leggi”. Massimo rispetto per la delicatezza con cui lo fa, ma fa bene a farlo.

CopertinaFattiametagraveminuscolaPer cui qual è il senso dell’operazione? Il senso è che mistificando o restituendo fedelmente, per un mock-o-doc-umentary che sia – d’altra parte sono fatti a metà, Satanassi sceglie nel mare magnum delle cose (che gli sono) accadute alcuni segmenti assolutamente pregnanti perché la voce narrante risulti sufficientemente interessante e credibile. Che dopo tu ci ripensi a sto libro e ti sembra di avere un compare in più, uno che non ti dispiacerebbe berci insieme per dirgli le tue cose, sapendo che saranno molto meno interessanti. Questione di stile e non solo. 

La finisco. Penso questo sia proprio un bel libro. E a Francesco dico: forse un’ulteriore revisione per mani terze farebbe comodo giusto per alleggerire qualche brevissimo passaggio a vuoto, conseguenza di ripetizioni che a far tutto da solo uno poi non le rivede più.  

Un’ultimissima cosa. Memorabili, giuro, alcune pagine che non voglio tralasciare di metter in evidenza. Quando si racconta di Beppe Venezuela o della vergogna dei Floyd ’99, o ancora quel mezzo rigo dedicato a “il primo bacio dietro la giostra del calcinculo con Ski ba bop ba dop bop di John Scatman come romantica colonna sonora”.
Bravo Francesco.

(Seguirà intervista). Ci ho preso gusto oggi con ste cazzo di parentesi.

 * Sfrasciare significa “perdere la misura, esagerare, tralignare, degenerare”.

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