Racconti #1: Killer

Lasciò la motocicletta al bordo della strada. Nulla davanti sembrava distogliere l’orizzonte dai suoi sani principi; alle spalle lo stesso rigido confine tra terra ed etere, inutile sezione, vista la straordinaria chiarezza della sabbia e l’infelice nitidezza dell’aria. Un cespuglio fatuo, secco sulle punte non poté schivare l’ombra del mezzo, perpendicolare alla piazzola.
La stazione di servizio era stata poggiata lì, poco distante, da qualche scenografo non particolarmente originale. Che non aveva trascurato di includervi una solenne tavola calda: la ruggine aveva attaccato ogni spigolo, ogni chiusura, fornendo a tutta la struttura la coerenza di contorni rinvigoriti dal tempo.
Entrò. Nessun cliente: difficile pensare che quella bettola potesse mai essere stata affollata. Si avvicinò al banco; una donna, forse agghindata da anni nello stesso costume, era intenta a lucidare una pirofila sadicamente ovale, poco interessata a chiedergli un’ordinazione.
Grugnì infastidito allora e si scelse un posto. Tavolini brevi, sedie di plastica rossa.
Appena fu seduto la donna sguainò un libretto ingiallito e lo raggiunse; prese l’ordine: delle uova e un succo di mirtillo. “Bene”.
Pochi minuti trascorsero inutilmente. Alcuni poster della Propaganda, affissi senza troppa attenzione, rispondevano petulanti a un ventilatore; sul ripiano dove un tempo, forse, c’era stato un televisore, troneggiava il busto del Mastro.
“Merda”. Farfugliò cercando un posacenere. Inutile. Non aveva sigarette. Ed era vietato fumare. Nel rovistare la tasca interna sentì il ferro ancora caldo della pistola. L’accarezzò, con soddisfazione. Fuggevole il pensiero a Night: l’aveva lasciata nuda dormire, con un assegno ricco di equivoci e un biglietto povero di scuse.
Le uova. Splendidamente dorate in superficie, contorte e sfregiate come il lungo racconto di un vecchio. Cercò lo sguardo della donna per darle un cenno di approvazione, ma quella era di nuovo immersa nel lavabo a consumare l’incauta pirofila.
Strappò il burro al palato, iniettando il mirtillo, una prima dose. In lontananza echeggiavano i battiti di un cuore gigante: gli elicotteri dei Nuclei Speciali affollavano lo spazio sulla Capitale. Finì di bere, lasciò i soldi del conto sul tavolo e raggiunse l’uscita. “Il Mastro è morto, liberati di quell’orrore”. La donna si fermò. “Arrivederci e grazie”, le scappò di dire; un cerchio perfetto, teso a lambire la porta già chiusa.
Non la sentì, ma l’immaginò senza errore.
“Addio, Night”, nessuna possibilità di tornare indietro. Finché ne ebbe forza proseguì verso la strada, continuando a lasciare un segno scuro; la punteggiatura del sangue aveva legato ogni suo passo al precedente, inesorabili cenni della fine del mondo com’era stato.

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