Fuck the Numb(ers)

Molti dei miei amici han dedicato parole di dolore e rabbia per la strage del Mediterraneo di quest’oggi. Quello che mi ha impressionato, nel riflettere lungo questa giornata, è con quanta difficoltà riuscissi a scandalizzarmi del numero incredibile che tanto ricorreva nelle bacheche. Tanti, tutti insieme in un solo giorno, non era mai accaduto, ma tanti erano già prima e per tante, tantissime volte, da anni, ho sentito la stessa notizia ripetersi con la semplice variazione di quel numero quotidiano. Il totale, è il totale che mi sfugge. E la ripetizione del numero, certamente enorme, terribile, temo sposti solo l’asticella un po’ più in alto, come se l’abitudine ai morti stessa si sia rinvigorita, passando al livello successivo, nient’altro.
Ho pensato a un’altra cosa, però. E mi conferma quanto è diverso per me stare al mondo dopo che ho avuto mia figlia.
Ho pensato che 700 persone morte sono 700 figli morti. E padri e madri lontane a cui sarà giunta la notizia di aver perso la loro unica speranza per la vita. Non parlo di quello che i 700 imbarcati avrebbero potuto concretamente fare per loro. Parlo di quello che sono i figli per chi sceglie di metterli al mondo e amarli. Sono la speranza che possano fare qualcosa di bello, qualcosa di meglio, persino venendoci contro, annientando noi e il mondo che gli abbiamo preparato. Che possano fare qualcosa per la felicità di un numero di persone che non sia mai stabilito come il massimo possibile. Che possano appropriarsi del loro tempo strappandolo dalle bavose redini che conducono la storia. Che possano nei loro giorni addensare altra speranza e in quella trovare ristoro, come i padri e le madri hanno il privilegio di fare guardandoli crescere. 700 morti oggi. E’ un enorme dolore in più sulla terra. Non è solo l’assenza di battito, l’acqua nei polmoni, l’inerzia dei nervi. E’ anche la disperazione senza rimedio per le madri e i padri, per le sorelle e i fratelli, per gli innamorati e, forse, persino per i nemici.
Io per mia figlia continuo a sperare. Che lei e tutti i suoi coetanei rendano poltiglia tutti i nostri presupposti. Che sfregino le nostre abitudini. Che vomitino sui desideri, i nostri, che han modellato l’orrore e a quell’orrore si conformano. I numeri sono bastardi perché sono i numeri di chi può contare. I numeri sono sempre numeri e posso arrivare a 700 contando i morti di oggi o i fagioli nel vasetto sulla dispensa. I numeri sono quelli e sono l’ordine delle cose, delle nostre cose.
I numeri fanno schifo.

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