Con Ippolita, nell’acquario di Facebook

Il passaggio più appassionante della riflessione di Ippolita da Nell’acquario di Facebook (2012, Ledizioni: Milano).

In una massa non abbiamo ragione di volerci distinguere perché l’identità di gruppo è determinata dall’omologazione, non dall’eccezionalità. Banalmente, un individuo atomizzato formato in permanenza a essere il più possibile intercambiabile con qualsiasi altro atomo deve sviluppare caratteristiche standard per essere appetibile al mercato globale, in un’infinita riproduzione dell’identico con minime variazioni, già previste dal sistema di profilazione. Un individuo autonomo sarà invece tanto più interessante quanto più unico, dotato di caratteristiche particolari, miscela di differenti ingredienti ed esperienze. E’ logico pensare che un individuo del genere parteciperà a diversi gruppi, non per auto promozione, ma per il piacere di scambiare e di stare con altri individui affini. Appartenere a una comunità, a una rete organizzata come un noi, significa allora sentirsi rappresentati, non perché si ha il diritto di veto o il potere di voto, ma perché si influenza direttamente la rete, si influenzano gli altri e ci si fa influenzare. Si cambia e si inducono cambiamenti, stratificando una storia comune. E’ un equilibrio necessariamente dinamico e complesso, nel quale i limiti reciproci sono oggetto di rinegoziazione continua.
Non si possono immaginare individui già dati una volta per tutte, determinati da principi assoluti come gli attori del mercato libertariano, che intervengono in gruppi perfettamente e compiutamente codificati, aderendo totalmente a un manifesto o a una dichiarazione di intenti. D’altra parte anche le competenze più straordinarie di un singolo devono trovare il modo di armonizzarsi in una rete organizzata, perché uscire dalla dimensione di massa non significa diminuire il controllo. Al contrario: il controllo capillare esiste sicuramente anche nei piccoli gruppi, anzi forse proprio nelle piccole dimensioni raggiunge il suo apice di intensità. L’errore di una sola persona può determinare il fallimento di tutti. Il malessere di uno può contagiare gli altri, i conflitti possono incancrenirsi fino a oscurare ogni rapporto positivo.
C’è però una grande differenza fra un controllo gestito da sistemi automatizzati a scopo di lucro, come nel caso della profilazione di massa, e il controllo reciproco dei membri di un piccolo gruppo. In un gruppo di affinità i legami che danno vita alla rete sono altrettante relazioni di fiducia.  Si può avere fiducia nel giudizio altrui e usare il gruppo come specchio. Il controllo sociale può diventare così una forma di garanzia dell’autonomia individuale, soprattutto nei momenti di scoramento e stanchezza, quando l’individuo manca di lucidità, si comporta in maniera avventata, noiosa, distruttiva. Depositari di una storia condivisa, e quindi anche della nostra storia, sono gli altri a ricordarci che non siamo sempre stati in preda alla disperazione, alla sofferenza. In passato abbiamo contribuito in maniera significativa, e potremmo farlo anche in futuro. E’ l’attenzione, il riconoscimento per la creatività individuale il bene circolante in una rete organizzata. E’ il tempo dedicato in maniera esclusiva, o comunque prioritaria e privilegiata alla tessitura di quel legame a creare un valore inestimabile.

 

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5 thoughts on “Con Ippolita, nell’acquario di Facebook

  1. ecco, tutto molto giusto, però non so quanto “il piacere di scambiare e di stare con altri individui affini” sia davvero il principale movente della frequentazione dell’acquario. in altre parole, in termini di statistica di popolazione, a fronte di qualche raro individuo interessato a leggere/condividere (ovvero ad arricchire se stesso fruendo dei talenti altrui), la stragrande maggioranza (entro 2 deviazioni standard) degli “utenti” si tuffa nell’acquario per essere letta/condivisa. non è esattamente la stessa cosa.
    : )

    • Proprio perché chi scrive sostiene che “un individuo atomizzato formato in permanenza a essere il più possibile intercambiabile con qualsiasi altro atomo deve sviluppare caratteristiche standard per essere appetibile al mercato globale, in un’infinita riproduzione dell’identico con minime variazioni, già previste dal sistema di profilazione”.
      La comunità di cui si parla – come alternativa, non è l’acquario – si fonda su un’individualità autonoma, non riducibile, eccedente. Ti consiglio, per approfondire, anche la lettura di Lovink, non distante nel merito.

  2. non so… non perché non tenga nel dovuto conto un tuo consiglio (sennò non sarei qui, dunque Lovinkerò qualcosa), ma perché il discorso muove da posizioni così astrattamente filosofiche che forse s’incarta a priori.
    : )
    intendo, noi esseri umani, in termini di bisogni e pulsioni siamo molto più vicini ad una scimmia nuda che ad un “individuo atomizzato”. ergo mi sorge spontanea la domanda: è nato prima l’uovo o la gallina, ovvero, per dirla con un gruppo punk anni settanta, “the people gets what the people wants or the people wants what the people gets”? da *nano* contadino (chiedo venia per le mie *basse* citazioni : )))) il problema non mi pare di lana caprina: il motivo del successo di facebook (e dei social) non sarà forse dovuto al fatto che essi siano funzionalmente “pensati/modellati” per venire incontro alle “nostre” più intime esigenze? mmmm…. sì, insomma, che ci piaccia o no è assai probabile che le “elite culturali” che abitano le code più estreme della gaussiana perdano di vista i materiali di cui sono fatti gli esseri umani. ad esempio, se lunedì decidessi di leggere ai 30-40 pazienti che giornalmente accedono al mio ambultorio il passo di Ippolita da te virgolettato (che, beninteso, trovo particolarmente acuto), puoi giurarci che la percentuale di cervelli in grado di decodificarlo sarebbe di poco inferiore all’uno per cento! quindi (spero di essere così riuscito a spiegare il mio timore) la comunità di cui si parla come alternativa, finisce per essere intrinsecamente “oltre-umana” (se non astrattamente – nel bene e nel male – non umana).

    • Trovo la tua notazione assolutamente pertinente. Il rischio di eccedere di strutturalismo é dietro l’angolo quando si addebita a un design (sociale) la matrice da cui il soggetto è determinato. C’è da riflettere.

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