Golden Goat per Il mare di spalle

Golden Goat per Il mare di spalle!!!… Grazie a Luisa Ennio (libro rivelazione) e Margherita Dolcevita (menzione speciale) di Youbookers, a Le pagine di Leda per aver ospitato su youtube la premiazione/discussione sui libri, a tutti gli intervenuti che hanno animato il dibattito. Emozionatissimo, grazie ancora.

La registrazione della serata:
http://www.youtube.com/watch?v=T0h3uuStMFc

Sono intervenuti:
Libridine http://www.youtube.com/user/libridine73
SilverReflex http://www.youtube.com/user/SilverRef…
Zumbooks http://www.youtube.com/user/zumbooks
Luisa http://www.youtube.com/user/Luisaa85
Federica http://www.youtube.com/user/MrFede85

Le pagine di Leda: http://www.youtube.com/user/LepaginediLeda

Il mio romanzo sulla Gazzetta del Mezzogiorno

Era il primo Agosto del 2011.

Giorni di sole (altrove)

Questa giornata durerà 48 ore. Stanotte parto verso le 3 da Firenze per Pisa, poi alle 6 l’aereo per Bari. Vado giù per la commemorazione della morte di Michele Fazio, il ragazzino ucciso dalla mafia a cui ho dedicato il mio romanzo. Gli saranno dedicati i campi di calcetto vicino al Castello Svevo, è una cosa buona. Pino Fazio, il padre di Michele, un mese fa oramai, mi ha accompagnato nel percorso del corteo, mi ha raccontato cosa ha fatto e cosa spera. Ci vedremo domani a Barivecchia.
A Bari sono nato. A Bari mi han fermato per strada per togliermi i soldi da piccolo. A Bari hanno menato a sangue un amico mio mentre pescavamo e sempre a Bari hanno sparato tante volte e l’han fatto pure vicino casa e una volta mia mamma, incinta di mio fratello, è svenuta dopo una mitragliata vista dal balcone. A Bari c’era l’Oratorio dove sono cresciuto e passavo le estati: pioveva sempre dopopranzo. Si asciugava la pioggia in due ore, giocavamo a pallone, a pallavolo. Un anno eravamo seicento. Seicento, dico. C’erano le ragazze, c’erano le sfide, c’erano i gruppetti e c’erano pure quelli che dopo sono finiti in galera. A Bari ho tenuto aperto l’Oratorio con un prete nigeriano: quando erano rimasti sì e no trenta i ragazzini. Poi sono andato via e pure il prete è andato via. Stanotte vado a Bari poi riparto subito e per un po’ non torno più: a ottobre nasce mia figlia, nasce lontano da dov’è nato papà ma non basta, no, per essere definitivamente altrove.

Una questione di appartenenza

In queste ultime settimane ho dovuto smettere di scrivere. Per i dolori che da molti mesi non si facevano sentire ma che mi rendono impossibile l’impegno notturno.

Sto riflettendo intanto su una perplessità di fondo che potrebbe richiedere una ricollocazione geografica delle vicende narrate. La cosa non mi convince a pieno, ma inizio a sentir strette le maglie di alcune rappresentazioni, quelle che ne Il mare di spalle avevo scansato con un giusto arteficio.

Il punto è che ho l’impressione che la narrativa italiana necessiti quasi forzatamente di una collocazione provinciale caratterizzante: per ragioni non necessariamente di poetica. A volte è funzionale al pigro perseguire ricordi personali, a volte è il paradigma di un primo abbocco commerciale, a volte è la sola cosa che ci si può imporre di fare in assenza di alternative ugualmente convincenti.
Sin da piccolo non ho sentito di appartenere al territorio dove sono nato, perché i miei genitori venivano dalla provincia e a Bari non avevamo nessuno, perché non ho mai parlato bene il dialetto e per quattordici anni non sono uscito con gli amici ma con i cartoni giapponesi e i tanti libri, perché non giocavo a pallone da piccolo per una serie di problemi fisici e tifavo Roma non Bari, insomma questo può significare qualcosa. Anche che io abbia maturato un distacco che è connotazione e non constatazione di un’assenza.
Firenze la sentirò mai casa mia? Non credo, come neanche per Bari ho mai sentito un legame forte. Sia chiaro: parlo sempre di un qualcosa in sottotraccia, non dell’effettiva conoscenza dei posti o delle dinamiche culturali locali. E la stessa cosa vale in realtà per gli appartamenti, le strade, persino i luoghi di gioventù in cui ho vissuto. Siamo anche i nostri ricordi, senza dubbio, siamo i luoghi in cui abbiamo vissuto, come negarlo, ma per me è un sentimento debole, un richiamo flebile. Mi vien più facile pensare di appartenere, in mille e più particole, alle persone che ho incontrato nei miei trentaquattro anni di esistenza.

Ci devo pensare ancora, approfittando di questa pausa forzata. Da un certo punto di vista mi girano potentemente gli zebedei, perché non accetto facilmente che il corpo mi ponga dei limiti così stringenti.

Ci sono cose che non funzionano e il fatto che non funzionino non significa che non assolvano alla propria funzione. Il tempo costruisce meccanismi misteriosi finché nel tempo non si rivela l’opera a cui attendono.

Ex(post)it

A Bari e dintorni s’organizza di tutto sui libri e sui libri scritti da autori pugliesi, ma per esserci dovrei impiantare una sagoma di cartone a mia immagine nel centrocampo del San Nicola. Dovrei farlo e sperare che qualcuno se ne accorga.
Pace. Esule fuori la casa di ieri, esule dentro la casa di oggi.

Segnalo l’iniziativa Scritture in città a Bari il 5 Luglio e il Festival Il libro possibile dal 6 al 9 luglio a Polignano.

Domani presentazione all’eKoinè-Ri-pub di Bari!

Grazie a DavideRLC che ieri mi ha regalato con Valentina e Mattia una serata bellissima di cui nelle prossime settimane “sentirete parlare”.

Sono a Bari, a rivedere i miei fratelli, i miei genitori, gli amici e a occuparmi della promozione del romanzo.
Ieri la prima tappa con Rosso di sera per Radio Luogo Comune, un gran progetto che continua a crescere.
Oggi aspetto una scatola carica di volumi per la presentazione di domani, all’eKoiné-Ri-pub in strada Vallisa 79, alle 20:30.
Ci saranno con me Leonardo Palmisano (amico, scrittore e sociologo) e Antonella Agostino (del Dipartimento di Italianistica dell’Univ. di Bari).
Come sempre farò del mio meglio, a volte è poco, a volte basta. Sarà bellissimo rivedere persone che da tempo non incontro, questa è una buona cosa.

La locandina dell’evento

Figli(a)

Oggi mi sono accorto che il mio editore ha annunciato l’uscita del mio romanzo.
Oltre alla quarta di copertina nel sito di Autodafè Edizioni è possibile leggere in anteprima le prime 15 pagine del romanzo.

Emozionato? Come non esserlo. Di questi giorni mi sento sconquassato, stressato, ubriaco, stanco, felice, ansioso, insicuro, spaventato, in piedi anche se steso, steso anche se in piedi.
La pubblicazione del romanzo è una delle cose belle  che mi stanno accadendo, ma la mia piccola figlia che cresce (sì, è una bambina meravigliosa!) è qualcosa di ancora più grande e totalizzante.
Si chiamerà Evelina Aiko e per lei mi auguro un futuro di libertà, passione, forza. Si può sbagliare e si può non riuscire, ma mia figlia, qualsiasi persona desideri essere, vorrei non perda mai il desiderio di costruire la propria vita, sentirsi autrice nonostante le infinite condizioni dell’essere al mondo, non ultima il papà (o il babbo?) e la mamma che troverà ad aspettarla. Per ora è una piccolina nella pancia di Laura di quasi diciannove settimane, non posso sentirla ancora scalciare ma mia moglie già mi racconta le sue reazioni, i suoi segnali vivaci e sorprendenti. Insomma, è un gran casino nella testa, nel corpo poi, tra lavoro, futuro, l’estate che spunta, la necessità di fermarsi e l’urgenza di ripartire: c’è da tener botta. Non mi lamento. Spero di meritarmi i giorni che verranno, non voglio siano gioie pazze, voglio che sia vita serena.
Mi impegnerò nella promozione del libro, lo sto facendo e sto cercando di non perdere di vista due cose importanti: devo mantenere l’impegno preso con l’editore, un piccolo editore che necessita della mia intraprendenza perché il romanzo sia venduto e sia letto; ma devo soprattutto sempre ricordare lo spirito che ha animato questo tentativo di raccontare, il valore del ricordo del ragazzo che non c’è più e che avrebbe meritato di esserci più di qualsiasi pagina io abbia potuto immaginare. Ora che sto diventando padre mi risulta ancor più inefafbile il dolore che i genitori di Michele Fazio hanno provato. Non sono riuscito a immaginarlo compiutamente neanche mentre scrivevo, infatti in certe fasi ho dovuto adottare il silenzio per dirlo, paradossalmente. Spero che presto il romanzo possa raggiungere chi non sa, chi sa e chi ha vissuto sulla propria pelle l’infinita ingiustizia di una pallottola vagante e colpevole. Spero infine che risulti un omaggio discreto, modesto, dignitoso, alla memoria di Michele, perché il giorno in cui fu ucciso lo ricordo come fosse ieri e non può essere altrimenti. Non esiste tempo che salvi, non esiste distanza che acquieti. Ma c’è la speranza per andare avanti.