Evelina Aiko… E il significato dei suoi nomi.

Un giorno e mezzo fa è nata mia figlia: il 6 Ottobre alle 23:59. Pesava al momento del parto 3,240 Kg ed era lunga 47 cm. Sta bene, è talmente brava e bella che l’ONU (Organizzazione Neonati Uniti) le ha conferito il premio “Bella di papà suo”, alla sua moltimiliardesima edizione. Chi ci vuol bene potrà vederla in ospedale al Careggi, da domenica a casa oppure sul mio profilo in facebook; gli altri no, non possono vederla.

Rinfreschiamo la memoria sul significato dei suoi nomi. So che il nome Aiko desta qualche inquietudine e che una marca di cucine si chiama Aiko: ma d’alta parte non me ne frega nulla. A Evelina piace, lo so perché l’alternativa era un nome Sioux lunghissimo: Evelina Lapiccolacherideesfanculachilannoia Sofia. E quando firma, uh, poraccia, deve metterli tutti e due. Per fortuna che il mio cognome è di cinque lettere, non si slogherà il polso.

EVELINA: preso a prestito dall’inglese Evelyn, derivato dall’antico anglosassone Aveline, derivato a sua volta dal nome germanico Avila, da awi, “ringraziamento”. Altra possibile origine è dall’anglosassone Ewe, derivato dall’antico tedesco ewa che significa “ragione”, “legge”.

AIKO:  Il nome viene scritto con gli ideogrammi Kanji delle parole “amore” e “figlio” e significa “figlia dell’amore”.
La principessa Toshi, Aiko (敬宮愛子内親王 Toshi-no-miya Aiko Naishinnō) (Tokyo, 01/12/2001) è la figlia del Principe della corona Naruhito e della Principessa della corona Masako. A differenza della tradizione, che impone la scelta da parte dell’imperatore, il nome venne scelto dai genitori. Essi si ispirarono agli insegnamenti del filosofo cinese Meng-tzu, in particolare alla frase: «Una persona che rispetta gli altri sarà rispettata dagli altri e una persona che ama gli altri sarà amata dagli altri».

Figli(a)

Oggi mi sono accorto che il mio editore ha annunciato l’uscita del mio romanzo.
Oltre alla quarta di copertina nel sito di Autodafè Edizioni è possibile leggere in anteprima le prime 15 pagine del romanzo.

Emozionato? Come non esserlo. Di questi giorni mi sento sconquassato, stressato, ubriaco, stanco, felice, ansioso, insicuro, spaventato, in piedi anche se steso, steso anche se in piedi.
La pubblicazione del romanzo è una delle cose belle  che mi stanno accadendo, ma la mia piccola figlia che cresce (sì, è una bambina meravigliosa!) è qualcosa di ancora più grande e totalizzante.
Si chiamerà Evelina Aiko e per lei mi auguro un futuro di libertà, passione, forza. Si può sbagliare e si può non riuscire, ma mia figlia, qualsiasi persona desideri essere, vorrei non perda mai il desiderio di costruire la propria vita, sentirsi autrice nonostante le infinite condizioni dell’essere al mondo, non ultima il papà (o il babbo?) e la mamma che troverà ad aspettarla. Per ora è una piccolina nella pancia di Laura di quasi diciannove settimane, non posso sentirla ancora scalciare ma mia moglie già mi racconta le sue reazioni, i suoi segnali vivaci e sorprendenti. Insomma, è un gran casino nella testa, nel corpo poi, tra lavoro, futuro, l’estate che spunta, la necessità di fermarsi e l’urgenza di ripartire: c’è da tener botta. Non mi lamento. Spero di meritarmi i giorni che verranno, non voglio siano gioie pazze, voglio che sia vita serena.
Mi impegnerò nella promozione del libro, lo sto facendo e sto cercando di non perdere di vista due cose importanti: devo mantenere l’impegno preso con l’editore, un piccolo editore che necessita della mia intraprendenza perché il romanzo sia venduto e sia letto; ma devo soprattutto sempre ricordare lo spirito che ha animato questo tentativo di raccontare, il valore del ricordo del ragazzo che non c’è più e che avrebbe meritato di esserci più di qualsiasi pagina io abbia potuto immaginare. Ora che sto diventando padre mi risulta ancor più inefafbile il dolore che i genitori di Michele Fazio hanno provato. Non sono riuscito a immaginarlo compiutamente neanche mentre scrivevo, infatti in certe fasi ho dovuto adottare il silenzio per dirlo, paradossalmente. Spero che presto il romanzo possa raggiungere chi non sa, chi sa e chi ha vissuto sulla propria pelle l’infinita ingiustizia di una pallottola vagante e colpevole. Spero infine che risulti un omaggio discreto, modesto, dignitoso, alla memoria di Michele, perché il giorno in cui fu ucciso lo ricordo come fosse ieri e non può essere altrimenti. Non esiste tempo che salvi, non esiste distanza che acquieti. Ma c’è la speranza per andare avanti.