I giovani infelici

Certo che devo esser proprio fatto male. Ma a me i professionisti delle poltrone non mi appassionano mai. Sarà che quello rappresenta stocazzo e quello avrebbe garantito stafava ma di fondo ho la sensazione che sia l’anima del Paese a essere zozza e idiota. Son qualunquista? No. Io ho molta fiducia nell’ingegno di chi non ha e si costruisce una dignità, nella voglia di chi non è e potrà diventare. Ma le colpe dei nostri padri, realmente una generazione dannata, ricadono adesso su noi figli incapaci, mediocri, vigliacchi. Nessuna speranza per questa Italia, nessuna fiducia nelle voci di piazza o di partito. Se devo sperare allora spero in chi deve ancora venire, quei figli che ora non sanno parlare, perchè di certo noi, che nel futuro saremo la conservazione di tutto questo male, saremo molto più stanchi, molto meno feroci di chi oggi ci tiene al guinzaglio e ci sputa in faccia in uno scenario di conflitto farlocco.

I giovani infelici, Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane

Rivoluzion’aria

In risposta all’articolo del caro amico scrittore, Cristiano Carriero.

Devo essere sincero. Ho una solenne diffidenza gerontofila. Tendo a sospettare che alla gioventù manchi sempre qualcosa per poter parlare di rivoluzione. Cinico. E che la facciano andare in scena decisiva come un deus ex machina, per semplificare uno spettacolo altrimenti più complesso o meno lineare. Cinico. O no. Non voglio dire che le rivoluzioni già abbozzate e quelle che sarebbero in atto abbiano poco valore. Penso però che il valore più affascinante di questi eventi sociali e politici si realizzi nel riverbero che ha sugli individui e sui gruppi la rappresentazione di un agire fisico che realizza un effetto, una reazione, al di là del suo essere puro o spurio. Perché nulla uccide più del senso d’impotenza, l’estraneità alla propria storia, già connotata dal fatto che non possiamo scegliere molto nel venire al mondo: e la partecipazione, o la speranza di cambiare, sono come l’aria, il cibo e l’amore.