Figli(a)

Oggi mi sono accorto che il mio editore ha annunciato l’uscita del mio romanzo.
Oltre alla quarta di copertina nel sito di Autodafè Edizioni è possibile leggere in anteprima le prime 15 pagine del romanzo.

Emozionato? Come non esserlo. Di questi giorni mi sento sconquassato, stressato, ubriaco, stanco, felice, ansioso, insicuro, spaventato, in piedi anche se steso, steso anche se in piedi.
La pubblicazione del romanzo è una delle cose belle  che mi stanno accadendo, ma la mia piccola figlia che cresce (sì, è una bambina meravigliosa!) è qualcosa di ancora più grande e totalizzante.
Si chiamerà Evelina Aiko e per lei mi auguro un futuro di libertà, passione, forza. Si può sbagliare e si può non riuscire, ma mia figlia, qualsiasi persona desideri essere, vorrei non perda mai il desiderio di costruire la propria vita, sentirsi autrice nonostante le infinite condizioni dell’essere al mondo, non ultima il papà (o il babbo?) e la mamma che troverà ad aspettarla. Per ora è una piccolina nella pancia di Laura di quasi diciannove settimane, non posso sentirla ancora scalciare ma mia moglie già mi racconta le sue reazioni, i suoi segnali vivaci e sorprendenti. Insomma, è un gran casino nella testa, nel corpo poi, tra lavoro, futuro, l’estate che spunta, la necessità di fermarsi e l’urgenza di ripartire: c’è da tener botta. Non mi lamento. Spero di meritarmi i giorni che verranno, non voglio siano gioie pazze, voglio che sia vita serena.
Mi impegnerò nella promozione del libro, lo sto facendo e sto cercando di non perdere di vista due cose importanti: devo mantenere l’impegno preso con l’editore, un piccolo editore che necessita della mia intraprendenza perché il romanzo sia venduto e sia letto; ma devo soprattutto sempre ricordare lo spirito che ha animato questo tentativo di raccontare, il valore del ricordo del ragazzo che non c’è più e che avrebbe meritato di esserci più di qualsiasi pagina io abbia potuto immaginare. Ora che sto diventando padre mi risulta ancor più inefafbile il dolore che i genitori di Michele Fazio hanno provato. Non sono riuscito a immaginarlo compiutamente neanche mentre scrivevo, infatti in certe fasi ho dovuto adottare il silenzio per dirlo, paradossalmente. Spero che presto il romanzo possa raggiungere chi non sa, chi sa e chi ha vissuto sulla propria pelle l’infinita ingiustizia di una pallottola vagante e colpevole. Spero infine che risulti un omaggio discreto, modesto, dignitoso, alla memoria di Michele, perché il giorno in cui fu ucciso lo ricordo come fosse ieri e non può essere altrimenti. Non esiste tempo che salvi, non esiste distanza che acquieti. Ma c’è la speranza per andare avanti.

Annunci

Chi è Michele Fazio

A lui ho dedicato il mio lavoro, “Il mare di spalle”. Ricordo quei giorni, la voglia di fare qualcosa, il bisogno di reagire, l’impotenza.

Dopo quasi dieci anni sono riuscito anche io a lasciare un piccolo segno a memoria di Michele, un ragazzo che non doveva morire.

Contatti: Associazione Culturale Michele Fazio