Il mare di spalle su Youbookers

Ci sono state recensioni e interviste per Il mare di spalle. Mi hanno spesso sorpreso, mi hanno gratificato, mi hanno dato un feedback a volte inatteso.
Questa recensione è di una potenza inaudita. Posso dire solo grazie a Luisa e Federica di Youbookers. Per aver letto, per aver capito il mio lavoro, per averne voluto parlare nelle loro pagine animate da competenza e passione AUTENTICA. Consiglio vivamente di scoprire questo progetto che con tanta fatica e dedizione si sta distinguendo in una zona del web in cui c’è tanto rumore.

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Giorni di sole (altrove)

Questa giornata durerà 48 ore. Stanotte parto verso le 3 da Firenze per Pisa, poi alle 6 l’aereo per Bari. Vado giù per la commemorazione della morte di Michele Fazio, il ragazzino ucciso dalla mafia a cui ho dedicato il mio romanzo. Gli saranno dedicati i campi di calcetto vicino al Castello Svevo, è una cosa buona. Pino Fazio, il padre di Michele, un mese fa oramai, mi ha accompagnato nel percorso del corteo, mi ha raccontato cosa ha fatto e cosa spera. Ci vedremo domani a Barivecchia.
A Bari sono nato. A Bari mi han fermato per strada per togliermi i soldi da piccolo. A Bari hanno menato a sangue un amico mio mentre pescavamo e sempre a Bari hanno sparato tante volte e l’han fatto pure vicino casa e una volta mia mamma, incinta di mio fratello, è svenuta dopo una mitragliata vista dal balcone. A Bari c’era l’Oratorio dove sono cresciuto e passavo le estati: pioveva sempre dopopranzo. Si asciugava la pioggia in due ore, giocavamo a pallone, a pallavolo. Un anno eravamo seicento. Seicento, dico. C’erano le ragazze, c’erano le sfide, c’erano i gruppetti e c’erano pure quelli che dopo sono finiti in galera. A Bari ho tenuto aperto l’Oratorio con un prete nigeriano: quando erano rimasti sì e no trenta i ragazzini. Poi sono andato via e pure il prete è andato via. Stanotte vado a Bari poi riparto subito e per un po’ non torno più: a ottobre nasce mia figlia, nasce lontano da dov’è nato papà ma non basta, no, per essere definitivamente altrove.

Figli(a)

Oggi mi sono accorto che il mio editore ha annunciato l’uscita del mio romanzo.
Oltre alla quarta di copertina nel sito di Autodafè Edizioni è possibile leggere in anteprima le prime 15 pagine del romanzo.

Emozionato? Come non esserlo. Di questi giorni mi sento sconquassato, stressato, ubriaco, stanco, felice, ansioso, insicuro, spaventato, in piedi anche se steso, steso anche se in piedi.
La pubblicazione del romanzo è una delle cose belle  che mi stanno accadendo, ma la mia piccola figlia che cresce (sì, è una bambina meravigliosa!) è qualcosa di ancora più grande e totalizzante.
Si chiamerà Evelina Aiko e per lei mi auguro un futuro di libertà, passione, forza. Si può sbagliare e si può non riuscire, ma mia figlia, qualsiasi persona desideri essere, vorrei non perda mai il desiderio di costruire la propria vita, sentirsi autrice nonostante le infinite condizioni dell’essere al mondo, non ultima il papà (o il babbo?) e la mamma che troverà ad aspettarla. Per ora è una piccolina nella pancia di Laura di quasi diciannove settimane, non posso sentirla ancora scalciare ma mia moglie già mi racconta le sue reazioni, i suoi segnali vivaci e sorprendenti. Insomma, è un gran casino nella testa, nel corpo poi, tra lavoro, futuro, l’estate che spunta, la necessità di fermarsi e l’urgenza di ripartire: c’è da tener botta. Non mi lamento. Spero di meritarmi i giorni che verranno, non voglio siano gioie pazze, voglio che sia vita serena.
Mi impegnerò nella promozione del libro, lo sto facendo e sto cercando di non perdere di vista due cose importanti: devo mantenere l’impegno preso con l’editore, un piccolo editore che necessita della mia intraprendenza perché il romanzo sia venduto e sia letto; ma devo soprattutto sempre ricordare lo spirito che ha animato questo tentativo di raccontare, il valore del ricordo del ragazzo che non c’è più e che avrebbe meritato di esserci più di qualsiasi pagina io abbia potuto immaginare. Ora che sto diventando padre mi risulta ancor più inefafbile il dolore che i genitori di Michele Fazio hanno provato. Non sono riuscito a immaginarlo compiutamente neanche mentre scrivevo, infatti in certe fasi ho dovuto adottare il silenzio per dirlo, paradossalmente. Spero che presto il romanzo possa raggiungere chi non sa, chi sa e chi ha vissuto sulla propria pelle l’infinita ingiustizia di una pallottola vagante e colpevole. Spero infine che risulti un omaggio discreto, modesto, dignitoso, alla memoria di Michele, perché il giorno in cui fu ucciso lo ricordo come fosse ieri e non può essere altrimenti. Non esiste tempo che salvi, non esiste distanza che acquieti. Ma c’è la speranza per andare avanti.

Chi è Michele Fazio

A lui ho dedicato il mio lavoro, “Il mare di spalle”. Ricordo quei giorni, la voglia di fare qualcosa, il bisogno di reagire, l’impotenza.

Dopo quasi dieci anni sono riuscito anche io a lasciare un piccolo segno a memoria di Michele, un ragazzo che non doveva morire.

Contatti: Associazione Culturale Michele Fazio